Diario

Dalla Transilvania al mar della Grecia

Nato quasi come un ripiego per evitare i prezzi salati e la folla di agosto, questo viaggio si è rivelato un perfetto mix di luoghi, gente e cibo, vedendo sfumare la differenza tra le culture dai monti Carpazi fino alla Grecia orientale.

Un tragitto a tappe, volando su Bucarest il 13 di agosto; paventavo aeroporti caotici, disservizi e ritardi… niente di tutto questo, inizio azzeccato! Bucarest, questa famosa sconosciuta, spesso nominata, ma meta poco gettonata per un weekend europeo. Dopo aver visitato Praga e Cracovia di recente, ho un confronto diretto e posso notare le differenze a colpo d’occhio: strade larghe, vialoni e piazze giganti, un’impronta diversa e caratteristica. La città è tranquilla, spazi verdi molto estesi con monumenti maestosi che fanno da perno attorno alla città vecchia; pensare che il Parlamento Romeno è il secondo edificio pubblico più grande al mondo dopo il Pentagono. Poi, palazzi residenziali “vecchiotti”, anni ’60, dove io e il mio amico abbiamo trovato alloggio, giusto per entrare subito in atmosfera. Il centro storico è molto carino, antico, ben tenuto e pieno di scorci interessanti ed accoglienti, da girare a piedi senza stancarsi. Di sera, è pieno di ristoranti, bar e ullallà cubiste in abiti succinti e musica “stunz stunz”, che rallegrano i pub all’aperto, il tutto in mezzo al passeggio di turisti, famiglie e gruppi di giovani.

La parte storica fuori dal centro è molto estesa, da consumarsi le suole, oppure da visitare con un bus turistico “hop on hop off” come abbiamo fatto noi. Non si rimane impressionati a prima vista ma le belle cose da vedere sono davvero tante!

In una giornata e mezza si finisce tutto, che fare poi? Andiamo a fare un salutino a Dracula? Detto fatto: escursione con tour operator locale che ci ha portato a visitare il castello di Bran, dimora del celeberrimo Conte Vlad III di Valacchia detto “l’impalatore”, oltre al Castello reale di Peles e la cittadina di Brasov. Era il giorno di Ferragosto, una marea di gente ha invaso i castelli, ma devo dire ne è valsa la pena, soprattutto per il meno conosciuto castello di Peles. Quest’ultimo, di età ottocentesca, ha una quantità di materiali di pregio e di decori al suo interno che personalmente ho visto solamente nel palazzo del sultano di Istanbul.

Tutto bello in Romania? No, la nota negativa non è mancata ed è stato il cibo, tanta carne e tanto grassa. Non posso dare un giudizio complessivo avendo mangiato soltanto in ristoranti più o meno turistici, ma l’impressione non è stata delle migliori.
E’ ora di trasferirsi a Sofia, una nuova frontiera da attraversare via terra con l’autobus, come piace a me, guardando la gente per strada…

Bulgaria, sì quest’anno ci siamo dati alla visita di luoghi meno battuti dalla massa. Sofia è poco turistica, anche se penso che resterà così per poco: un centro storico raccolto, a misura di passeggio che si fa fuori in una giornata, un gioiellino però! Pulita, ordinata, silenziosa… i tram attraversano le vie e sono solo loro a fare rumore. Le sette ore di strada evidenziano le differenze con la confinante Romania. Già i visi sono cambiati, lasciando spazio a lineamenti più morbidi e una pelle più colorita. Così come il contesto, a pochi passi l’una dall’altra trovano spazio una basilica, una sinagoga e una moschea, una cultura balcanica che sfuma via. Ma quello che spicca su tutto è la basilica ortodossa Alexander Nevsky, maestosa fuori e stupefacente dentro. La vogliamo mettere tra le chiese più belle mai viste comprese quelle italiane? Si io ce la metto!!! La sera è tutto tranquillo, bar e ristoranti lungo la strada pedonale Vitosha tengono la musica spenta, i prezzi sono molto bassi, si mangia a pancia piena con meno di 10 euro e una birra media al bar costa 1,50 euro. Il cibo è delizioso, tutto diverso dalla Romania, la carne lascia anche spazio a verdure, formaggi semi stagionati e salse; poi si fa vivo lo yogurt, tipico della Grecia e della Turchia. Anche nel mangiare si vedono le diversità culturali.

Altre 6 ore di bus, attraversando la catena montuosa balcanica che divide l’est europeo dall’area mediterranea. Una terra poco abitata e di transito che ti scarica direttamente nella calda Grecia. Arrivati già lungo la costa di Kavala, poco lontano da Salonicco, si va a prendere il traghetto per Thassos. Cos’è Thassos? E’ un’isola della regione della Tracia, che confina con la Turchia, un luogo tradizionale e poco contaminato dalle dinamiche condizionate dal turismo di massa. Italiani questi sconosciuti: appena arrivati nel paesino di Potos una cameriera ci ha detto che quest’anno è la prima volta che vede italiani in zona: noi e una famiglia il giorno prima: “ma come siete arrivati qui?”. Si, anche questa tappa era un po’ fuori rotta. In effetti non è ben collegata con il nostro paese in quanto per arrivarci occorre fare uno scalo aereo ad Atene per poi prendere un traghetto. I turisti provengono quasi esclusivamente dall’est Europa, oltre che dalla Grecia stessa: Bulgaria, Serbia, Ucraina ed è costituito da famiglie e coppie, non è un luogo dove darsi alle notti pazze insomma, cosa che mi mette a mio agio. Non so se sia quasi superfluo descrivere la bellezza dell’isola, dalle calette del mare azzurrino alle scogliere che si levano sul mare.

Ma esiste un’isola greca brutta? No, è bella anche questa! Thassos è grande, lascia spazio a pochi villaggi costieri e diverse spiagge ma con ampio respiro gli uni dagli altri, intervallati da una campagna verde e piena di uliveti: dicono che sia una delle isole più verdi del paese. Del cibo greco, ne sono innamorato e anche qui, non delude. La cosa curiosa che mi ha colpito di questo posto è che lettini ed ombrelloni non si pagano, pensavo mi prendessero in giro: sto parlando di stabilimenti balneari nuovi di tutto punto, ben tenuti, puliti, con servizi tirati a lucido, bar e ristoranti impeccabili. La formula è che è vietato introdurre cibo e bevande da fuori, c’è il menù appeso all’ombrellone e i baristi/camerieri passano a prendere le ordinazioni direttamente alla tua sdraia: prezzi onestissimi, servizio completo e nessuna pressione per ordinare: che dire? La Grecia è il fanalino di coda dell’Europa, quei greci che ti accolgono con un sorriso e una stretta di mano quando entri al ristorante, quei greci che ti offrono sempre qualcosa in più di quello che paghi, che danno questo servizio qui… ma chi la fa sta classifica? Economia e umanità vanno come sempre in due direzioni opposte!

E’ ora di ritornare, il viaggio sta finendo e lo sai che non mi va (trallallà)! Per non farsi mancare niente, il volo verso casa prevede uno scalo lungo ad Atene. Che fai? Passi di lì e non fai una vista all’Acropoli più famosa del mondo? Il volo non era scelto a caso, lo ammetto, economico e funzionale.

Una mattinata, salendo su per la collina che ospita il Partenone e compagnia, assieme ad un’orda di turisti armati di bastoncini da selfie (che strazio!), per ammirare quel patrimonio artistico che tutti conoscono. Magari la città di Atene non vale un viaggio a sé, ma l’Acropoli merita di essere visitata una volta nella vita, in qualsiasi condizione di folla e di meteo: una meraviglia per quello che racconta e per la posizione dominante sulla città… peccato che sia un cantiere sempre aperto. Ultimo pitagyros e via all’aeroporto…

Alessio Spinaci – Travel Planner