Singapore

 

Singapore, che sta lì, in mezzo come il prezzemolo, è una città stato, senza una grossa identità etnica, sfoggia ricchezza, è pulitissima ed ordinata. Bella nelle sue esagerazioni architettoniche e un po’ stonata, con troppa differenza tra i ricchi e i poveri che la abitano. Girata a modo mio, a piedi e con la metro, passeggiando fino all’isola Sentosa di notte, quando tutto è chiuso; alle 2 del mattino, al parco c’è gente che fa jogging, ad un’intersezione della metro vi è un’area ristoro sotterranea con oltre 50 ristoranti. Metropoli d’oriente, distaccata dal contorno, centro cittadino colmo di colletti bianchi, strade come tavoli da biliardo dove ogni tanto si sente il rombo di qualche bolide nostrano. Per una cena che non era niente di speciale ho speso quanto avrei speso in Italia, mentre per un pasto a distanza di cinque chilometri, basta 1 solo Euro, per rendere l’idea! C’è da dire che alcune opere di architettura moderna lasciano senza fiato, come la serra al coperto più grande al mondo e l’edificio con la barca sul tetto (Marina Bay), dove all’ingresso ci si arriva anche con la barca. Fatto curioso, che dietro a tale edificio c’è un parco meraviglioso che ospita degli “alberi artificiali” molto simili a quello dell’Expo di Milano… abbiamo copiato da loro?