Diario

La Giordania e il Rum Village: le due facce del deserto rosso

Il viaggio in Giordania era desiderato e rimandato da tempo. Poi la celeberrima Ryanair, con i suoi voli a prezzi stracciati mi ha dato la spinta definitiva per pianificarlo ed andare! Da sud a nord, dal Mar Rosso alla capitale Amman utilizzando i mezzi di trasporto locali come sono solito fare.

Da Ciampino atterro ad Aqaba la sera tardi, dove l’aeroporto è grande più o meno come la sala d’aspetto di un dentista e lì fuori di navette che collegano la città neanche l’ombra. Mi accodo ad una coppia di turisti francesi per condividere la corsa in Taxi verso il mio hotel fronte mare. A dir la verità la finestra della mia camera è vista muro ma non importa. Il mare non l’ho proprio visto in quanto il mattino successivo sono già pronto per raggiungere in taxi il deserto del Wadi Rum. Perché il taxi e non il bus? Perché i tassisti ti braccano prima che arrivi all’autobus mettendo in piedi una contrattazione all’ultimo sangue, così ho strappato un prezzaccio al driver ed ho evitato una lunga attesa. Il Wadi Rum, ho passato serate intere programmando i sentieri da percorrere in quel paesaggio surreale. Mi voglio fermare due notti, la prima nel villaggio e l’altra in un campo tendato nel mezzo del deserto.

Il Wadi Rum Village non è un luogo di villeggiatura, ma solo un punto d’incontro dove i turisti vengono intercettati dai beduini e condotti con le jeep nei campi tendati, dove far base per le escursioni. È un agglomerato di case malmesse, a prima vista abbandonate ma più avanti scoprirò che non è così. Chiedo ad uno di loro di poter dormire per una notte nel villaggio e lui, sorpreso della mia richiesta, muove i suoi contatti per assecondarmi. Passo la giornata a risalire un sentiero che mi conduce in cima ad una delle “montagne rosse” di cui è composto questo deserto, un punto di vista da togliere il fiato che scopre il villaggio sottostante e il Wadi a perdita d’occhio.

Tornato dalla scarpinata mi occupo della sistemazione, una tenda spaziosa piazzata nel giardino di una famiglia locale, un alloggio modesto e spartano messo a disposizione per chi si vuol fermare proprio lì. Nel primo pomeriggio, armato di macchina fotografica, inizio a camminare per le stradine polverose tra auto abbandonate, muri scomposti e…. una marea di ragazzini che giocano! Si, qui non è desolato come sembra, parlando con una coppia di volontari canadesi scopro che ci abitano duemila anime, gli uomini lavorano per lo più con i turisti e le donne a casa, escono pochissimo e quando lo fanno, con il tipico abito nero che copre dalla testa ai piedi dove restano liberi solo gli occhi per guardare dove camminano.

Qui la mentalità è islamica conservatrice, dietro la giostra del turismo che mostra ben altro. Parlando con i beduini maschi così non sembra: moderni, estremamente gentili e tecnologici ma forse è soltanto una parte di una cultura che avanza a diverse velocità. Le mie foto non sono gradite e con rispetto metto da parte l’attrezzo e rientro in tenda con il tramonto alle spalle. Mi aspetterà una notte gelida accompagnata dal “canto” di capre, cammelli e galli.

Il giorno seguente, dopo aver gustato un’ottima colazione cucinata in casa, seguo un altro sentiero, un’altra montagna rossa per respirare uno di quei panorami che mi fanno sentire ricco. Di lì, vengo accompagnato in un campo tendato, dove vanno tutti, in mezzo al nulla. Godo di uno spettacolo della natura mai visto, fantascientifico, sfogando la mia voglia di fotografare e la mia meraviglia, lontano dal villaggio, dalla società locale, lì per i turisti è tutto perfetto!

Alessio Spinaci – Travel Planner